Avventura di un’estate

Un raggio di sole filtra nella mansarda e sfiora dolcemente il mio viso. Apro delicatamente gli occhi e subito sorrido; mi alzo in punta di piedi per non svegliarlo e scostando il piumone lui si sposta leggermente ma continua a dormire. Sospiro di sollievo. Scendo quella stretta scala di legno e spalanco la finestra: rimango quasi senza fiato alla vista di questo paesaggio incredibile, il sole è appena sorto e sembra dipingere d’oro tutte le case che paiono minuscole da quassù. La prima reazione è quella di cercare il cellulare per scattare una foto, ma poi cambio idea e decido di imprimere quell’immagine nella testa, voglio arredare la stanza della mia mente con quadri come questo. Muovo qualche passo in questo enorme giardino. I miei piedi sorridono a contatto con il sasso tiepido, poi sussultano nel momento in cui li poggio sugli steli d’erba punzecchianti, decorati con minuscole perle di rugiada. Mi stiro, volgendo il viso verso il sole e sollevando le braccia come se volessi aggrapparmi all’unica nuvola presente nel cielo. Rimango un attimo in questa posizione, sento il calore del sole irradiarsi dentro di me, scaldando ogni singola cellula del mio corpo. Mi sfilo la maglietta che ho dolcemente rubato dalla pila di vestiti in equilibrio sullo sgabello di legno qualche ora prima, poi poggio i pollici sui fianchi e con un poco di esitazione mi sfilo anche gli slip. Ora sono completamente nuda, completamente amalgamata con questa natura rigogliosa, avvolta dal silenzio. Libera dai vestiti, dai pensieri. Con un tuffo mi butto nella piscina e rimango qualche istante in apnea, sott’acqua. Osservo divertita i riflessi del sole che sembrano quasi formare una magica danza. Riaffioro dall’acqua e poggio i gomiti sul bordo rovente della piscina, il mio seno appoggiato sulle piastrelle blu che sembrano essere di ghiaccio in confronto. Sono completamente assorta nei miei pensieri quando un odore di caffè arriva fino alle mie narici e quasi automaticamente nuoto verso quella scaletta instabile ed esco dall’acqua per farmi una doccia; mentre l’acqua scorre sul mio corpo apro gli occhi e lo vedo lì, che mi guarda come probabilmente nessuno mi aveva mai guardato nella mia vita, con due tazze di caffè in mano e la sigaretta in bocca. Corro verso di lui quasi in modo infantile e lo abbraccio, facendolo sussultare per il freddo e rovesciare parte del caffè. Decido di restare un attimo ancora avvolta nelle sua braccia, ad assaporare le nostre energie che danzano insieme, formando un sole tra i nostri petti. Prendo la mia tazza, gli rubo la sigaretta e ridiamo, così, senza alcun motivo. Osservo i suoi profondi occhi marroni, gli passo la mano tra i capelli e rido ancora. Siamo in sintonia, mi sembra di conoscerlo da una vita, eppure siamo praticamente sconosciuti. La giornata vola, tra discorsi mistici, carezze, una canna, un super gelato, una lotta nel prato, un sonnellino, un libro, confidenze, un paio di birre, emozioni, giochi e sorrisoni.
È ora di tornare a casa, cosi raccolgo tutte le mie cose, che nel frattempo erano sparse per tutto il giardino e lo saluto. Lo vedrò ancora? Chissà. Mi giro e mi incammino sul sentiero che porta alla strada principale e anche lui torna verso quel piccolo angolo di paradiso. Dopo qualche secondo mi giro, lui si gira. Sorrido. Sorride.

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