#35 “La valigia invisibile”

Quando si pensa ad una valigia, la nostra mente rievoca subito l’immagine di un tramonto al mare, la sensazione della brezza che ci scosta i capelli dal viso, il sudore salato che ci inumidisce i vestiti leggeri che si poggiano sulla pelle abbronzata e le corse a piedi nudi sulla sabbia rovente. Per definizione, infatti, la valigia è un oggetto fisico, un contenitore in cui riporre indumenti e oggetti utili da portarci appresso quando ci allontaniamo da casa per un periodo.
Trovo che la vita sia come un viaggio e che all’inizio di essa ci venga donata una valigia, la quale verrà colmata di esperienze, sensazioni ed emozioni che raccoglieremo nel corso del nostro tragitto allo scopo di averla riempita prima di partire per sempre, alla fine dei nostri giorni. Pur non essendo materiale, la nostra valigia può essere grande, piccola, pesante oppure leggera, colorata o completamente nera a dipendenza del nostro carattere e da ciò che il destino ha in serbo per noi; una persona con un carattere forte, pronta ad affrontare ogni cosa molto probabilmente avrà una valigia solida, grande e di un colore uniforme, ma che all’interno potrebbe essere variopinta come un arcobaleno. Una persona superficiale avrà presumibilmente una valigia molto piccola e molto bella, ma completamente vuota.
Un bambino non pensa più di quel tanto alla propria valigia, ma inconsciamente la riempie di ricordi: feste di compleanno, regali ricevuti, giochi con amici, ma anche assenze, abusi e violenze. Una persona anziana ha una valigia pesantissima, spesso con miliardi di scompartimenti per riordinare tutti i ricordi che alcune volte vanno addirittura persi per la moltitudine di cose accumulate all’interno di essa. Una persona affetta da Alzheimer ha la valigia talmente colma che potrebbe scoppiare, ma ha perso la chiave che permette di aprirla. Un ragazzo che convive con l’autismo, è chiuso nella sua stessa bellissima, colorata e complessa valigia. Due persone innamorate passano molto tempo l’una al fianco dell’altra, si scambiano confidenze, condividono segreti ed esperienze: è qui che viene colmato uno scomparto dedicato alle persone importanti della nostra vita, nel quale esse ripongono qualcosa che stava nella propria valigia, come per esempio il loro cuore, il loro affetto.
Dato che non sappiamo quando dovremo partire per questo misterioso viaggio, sono sicura che il miglior modo per attraversare serenamente questo passaggio sia vivere ogni giorno come se fosse quello prima di partire: vivere apprezzando ogni istante, sentirsi fortunati per tutte le belle cose che ci accadono ogni giorno e affrontando in modo sereno anche quelle meno belle. Quando accade un avvenimento spiacevole, la tendenza è solitamente quella di rifiutarsi di riporre nella valigia anche questo sentimento che ci distrugge dall’interno, ma la verità è che è inevitabile portarcelo appresso fino alla fine dei nostri giorni. Sapendo che ci saranno eventi che ci rattristeranno togliendo qualsiasi sfumatura di colore nella nostra esistenza, è bene prendersi un lasso di tempo per soffrire, per piangere fino a quasi non respirare, sfogarsi, urlare come se il burrone nel quale stiamo precipitando fosse materiale, annaspare tra le lacrime come se stessimo annegando in un abisso marino e non in quello della nostra mente. Mentre nuoto con la mia valigia zuppa d’acqua e quindi pesantissima in questo abisso buio come le mie giornate, triste come la mia espressione e freddo come il mio cuore, scorgo una luce insicura e debole, che sembrerebbe invitarmi e risalire in superficie; comincio allora a dimenarmi con tutte le mie forze e a seguire questo piccolissimo barlume, il quale man mano che mi avvicino si fa un po’ più sicuro, intenso e poi accecante. Lo raggiungo. È tanto tempo che non vedo la luce del sole e ogni mia cellula sembra risvegliarsi da questo letargo di felicità; gli sforzi però non sono finiti perché con la mia valigia, riaffiorano in superficie anche i ricordi di quell’evento, la paura dei giudizi della gente e l’insicurezza di parlare con le persone che si manifesta con delle violente onde che si scagliano con tutta la loro forza contro di me facendomi desiderare per un momento di tronare in profondità. Riesco però a prendere un respiro profondo e combattendo anche ad arrivare finalmente a riva. Trascino la mia pesantissima valigia fuori dall’acqua e comincio a stendere il contenuto di essa sotto il sole cocente, che elimina tutta il gelo dei brutti ricordi e riporta la serenità e l’armonia nel mio bagaglio che tuttavia non ha eliminato questo brutto evento, semplicemente lo sta conservando in un angolo, sotto altri meravigliosi ricordi, in modo che non riaffiori tutte le volte che ripercorro questi ultimi.
Anche se sto riempendo la mia valigia da soli vent’anni, posso affermare con certezza che se anche dovessi partire domani la mia valigia è già della grandezza giusta, dipinta con i colori che preferisco, ricamata con i ricordi di persone preziose, cucita con le soddisfazioni e le delusioni che la vita mi ha offerto fin ora. È colmata con il dolore che ho provato e poi trasformato incastonato fra il ricordo di un compleanno e quello della mia prima passeggiata scolastica, la tiepida sabbia di quella vacanza al mare e la terra umida di quel campeggio in Canada ricoprono con uno strato sottile il fondo della mia valigia che è coperto dalle emozioni più nuove, come i primi passi mossi in un’aula universitaria o l’ebrezza di vivere sola.
Anche se ne avessi la possibilità, colmerei la mia valigia esattamente allo stesso modo perché ogni singolo evento della mia vita, ogni azione, ogni gioia, ogni discussione mi ha portato ad essere la persona che sono ora con tutti i miei pregi e i miei difetti. Non vorrei mai essere qualcun altro o avere una valigia differente perché ognuno è fantastico nella sua unicità: valige minute, smisurate, colorate, deformate, schiacciate e strade dritte, in salita, spianate, irregolari o attorcigliate. Essere diversi ci rende speciali.

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